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Che cosa fanno i cani poliziotto

All’inizio di luglio un cane della Guardia di finanza, un cash-dog addestrato a individuare l’odore delle banconote, ha fatto trovare dietro al muro di una cantina milanese due milioni e mezzo di euro in contanti divisi in mazzette da diversi tagli. C’erano anche orologi preziosi, lingotti d’oro, monete antiche, per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro. Il nome del cane è Grisbi, che nel gergo della malavita francese significa denaro. A Genova un cane della polizia, Leone, ha recentemente fiutato 15 chili di hashish in un’auto mentre ad Acilia, in provincia di Roma, Isco, anch’esso della polizia, ha trovato cocaina nascosta nella cassa del bancone di un bar. L’11 giugno ancora a Genova Nightspirit, un cane della Questura, ha ritrovato un uomo di 86 anni che si era disperso durante un incendio in Val Bisagno.

I cani sono sempre più utilizzati dalle forze dell’ordine: le unità cinofile sono presenti in Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza, Esercito, Polizia locale oltre che in Protezione civile, Vigili del fuoco e tra le Guide alpine.

Le unità cinofile sono composte dal cane, che in gergo tecnico viene chiamato K-9, termine americano che assomiglia nella pronuncia a Ka-nine, e dal suo conduttore, cioè l’agente addestratore che lo conduce e lo indirizza. «È un binomio indissolubile», spiega Mirco Guarnieri, tra i pochi in Italia ad addestrare cani nella ricerca di resti umani, «il cane il suo conduttore lavoreranno insieme per tutta la durata del servizio dell’animale. Certo, ci dovrà essere anche un secondo conduttore, di riserva, quando il primo conduttore sarà in ferie, in malattia, o semplicemente di riposo». Quando poi il cane smette per ragioni di età di lavorare per le forze dell’ordine, è spesso lo stesso conduttore ad adottarlo.

La cosa più importante, prima ancora dell’addestramento specifico, è l’affiatamento tra cane ed essere umano e la predisposizione del primo a obbedire al secondo. L’addestramento varia in base alle mansioni. Ci sono le “unità cinofile da pattuglia” o patrol dog, altro termine importato dagli Stati Uniti: sono i cani addestrati a inseguire le persone e a immobilizzarle, e ad affiancare gli agenti nella gestione dell’ordine pubblico. Vengono addestrati ad attaccare in caso di pericolo, a eseguire l’ordine del proprio conduttore.

Altro utilizzo è quello di polizia giudiziaria: si tratta dei cani ai quali viene insegnato a cercare sostanze, che possono essere stupefacenti ma anche banconote, tracce di sangue, acceleranti usati per provocare incendi e resti umani. Infine, ci sono le unità cinofile chiamate combat, che cercano esplosivi e armi e che presidiano punti considerati sensibili. 

In Svizzera le forze dell’ordine sono andate oltre. Gun, un cane della gendarmeria del cantone di Vaud, si muove con due videocamere, una anteriore e una posteriore, che inviano immagini al suo conduttore. Gli addestratori gli hanno insegnato a rispondere a una trentina di comandi come “davanti”, “dietro”, “sinistra”, “destra”, in modo da poter indirizzare la telecamere verso qualsiasi punto. I comandi vengono inviati al cane attraverso una radio applicata al collare.

In Italia i cani poliziotto con videocamere non ci sono ancora. Le specializzazioni però sono sempre più mirate e l’addestramento sempre più specifico. Alcune razze sono più adatte di altre a svolgere determinati compiti: i cani scelti per gli utilizzi preventivi, e cioè per i pattugliamenti o per esigenze di ordine pubblico, sono solitamente Pastori tedeschi, Rottweiler, Dobermann, Pastori olandesi, Pastori belgi Malinois. I cani da salvataggio sono prevalentemente Pastori tedeschi, Schnauzer giganti, ancora Pastori belgi Malinois.

I cani di polizia giudiziaria, e cioè specializzati nella ricerca di sostanze, sono invece generalmente Bloodhound, o cani di sant’Uberto, Pastori tedeschi, Pastori belgi Malinois, Labrador retriever, Border Collie, Beagle, Cani lupo cecoslovacchi, Springer spaniel inglesi. All’interno della categoria dei cani utilizzati per compiti di polizia giudiziaria, poi, ci sono razze più adatte a determinati scopi. Per esempio i Bloodhound, o cani di sant’Uberto, vengono utilizzati per la ricerca di persone e, come dice il nome inglese, per seguire tracce di sangue. «Ma per quanto possa sembrare strano, non conta tanto la razza», dice Mirco Guarnieri, «quanto l’attitudine, la predisposizione, la capacità di lavorare in coppia con il conduttore e la facilità all’obbedienza».

Un’unità cinofila della polizia durante un controllo antidroga nel quartiere Forcella a Napoli (Ansa)

L’addestramento cambia completamente se si tratta di cercare persone vive oppure cadaveri. I cani specializzati nella ricerca di persone morte, o di resti umani, vengono spesso chiamati nelle cronache giornalistiche “cani molecolari”. È un termine però generico e non corretto: tutti i cani infatti sono molecolari, cioè sono in grado di recepire le singole molecole odorose perché hanno un ottimo olfatto. Appartengono infatti alla categoria degli animali macrosmatici: l’utilizzo dell’olfatto è essenziale per sopravvivere, così come lo è per esempio per i roditori, per gli orsi, per i maiali. Gli esseri umani sono invece microsmatici: hanno dai dieci ai venti milioni di recettori olfattivi mentre quelli dei cani sono circa 200 milioni.

Ci sono poi razze, come i Bloodhound, che hanno anche il doppio dei recettori della media degli altri cani. Ma, come spiegano gli esperti, questo non comporta per forza performance olfattive così diverse da quelle degli altri esemplari. Non si tratta infatti per un cane di essere bravo solo ad annusare, ma contano altre cose: la capacità di non farsi distrarre, di eseguire gli ordini, di sopportare carichi di lavoro impegnativi. Per i cani chiamati da detection (investigazione), specializzati nel rilevamento di sostanze, è l’attitudine e l’addestramento che contano. Un cane da caccia ha un ottimo olfatto, ma se lo si porta in un bosco a cercare un essere umano sarà quasi sicuramente distratto dall’odore degli altri animali. 

Carabinieri dell’unità cinofila impegnati nella ricerca di un disperso (ANSA/US CARABINIERI)

Al mondo, la prima unità cinofila della polizia fu creata in Belgio all’inizio del Novecento. Un commissario, Van Welmael, visto che non gli consentivano per mancanza di fondi di assumere nuovi agenti, decise di iniziare a assegnare alcuni cani al servizio delle guardie notturne. In un articolo dell’epoca venne scritto: «Oggi a Gand i cani sono il terrore dei malandrini».

In Italia dopo il 1910 iniziarono ad essere utilizzati cani dalla Guardia di finanza per il pattugliamento delle frontiere alpine. L’Esercito, durante la guerra di Libia, tra il 1911 e il 1912, aveva in servizio 100 cani. Cani da pastore vennero utilizzati anche durante la Prima guerra mondiale per il trasporto di vettovaglie e medicinali sulle Dolomiti. La Polizia ebbe la prima unità cinofila nel 1925. La Rivista penale commentò la novità con entusiasmo: «In capo a tre mesi (i cani, ndr) imparano facilmente il mestiere. Essi non devono conoscere il padrone ma soltanto l’uniforme, perché il poliziotto cambia e l’uniforme è sempre quella. Seguono pertanto gli agenti e rispondono ai segnali di tromba». I Carabinieri adottarono l’utilizzo dei cani solo nel dopoguerra, nel 1957. Polizia, Guardia di finanza e Carabinieri hanno oggi centinaia di unità cinofile.

L’addestramento dei cani delle forze dell’ordine è, finché sono cuccioli, il cosiddetto addestramento primario, cioè un tipo di addestramento uguale per tutti. In realtà la selezione dei cani poliziotto avviene prima ancora della nascita, in base ai loro genitori. La cucciolata che nasce da cani poliziotto viene indirizzata subito all’addestramento. 

Le tecniche sono molto diverse se si tratta di cani da ordine pubblico o pattugliamento o cani da ricerca. Ma anche all’interno di questa seconda categoria le differenze sono notevoli e non solo per ciò che riguarda banalmente la sostanza da fiutare. Un cane addestrato a trovare esplosivo deve per esempio imparare a immobilizzarsi una volta indicato il punto in cui ha trovato ciò che cerca: qualsiasi movimento può innescare l’esplosione. Un cane antidroga si comporta in maniera completamente diversa. Un cane per la ricerca di cadaveri ha un addestramento diverso rispetto a quello degli animali specializzati nella ricerca di esseri umani vivi. E questo vale anche per i cosiddetti cani da traccia, cioè quelli addestrati a trovare tracce di sangue o di altri fluidi umani (solitamente sono Segugi bavaresi, Segugi austriaci, Segugi di Hannover, Bloodhound). 

Controllo antidroga della Guardia di finanza (Foto Guardia di finanza)

I cani utilizzati per la tutela dell’ordine pubblico sono scelti tra quelli considerati più forti e con il carattere dominante. Non pesano mai meno di 25-30 kg. La durata in servizio di questi cani è piuttosto breve, non supera mai comunque gli otto anni perché comporta forte stress. Sono anche esposti, soprattutto negli stadi, all’esplosione di bombe carta e petardi: cani utilizzati in questo servizio hanno avuto spesso notevoli danni all’udito.

Cani in servizio allo stadio (Foto LaPresse Torino/Archivio storico Archivio storico)

L’addestramento dei cani antidroga, come quello d’altra parte degli altri cani da investigazione, è basato sul gioco e sul premio. L’odore viene associato al divertimento. Le sostanze utilizzate per abituare il cane sono cinque: all’inizio hashish e marijuana, successivamente anche ecstasy, eroina e cocaina. La droga, usata in quantitativi minimi, viene inserita in sacchetti di tela spessa e poi in palline o altri giochi che vengono nascosti in qualsiasi posto: mobili, auto ma anche carrozzine, alimenti. Per il cane la conquista della pallina è un gioco ma anche il modo per fare felice il proprio conduttore e ricevere il premio.

La ricerca avviene ovunque e il cane, quando sente di essere vicino alla sostanza stupefacente, cerca finché non l’ha trovata. A Ostróda, in Polonia, nel maggio scorso, due cani addestrati erano stati portati in una scuola per una dimostrazione agli studenti: durante l’esibizione i cani sono però saltati addosso a tre ragazzi trovati poi in possesso di pochi grammi di marijuana. 

Il tipo di addestramento utilizzato per i cani antidroga vale per la ricerca di altri odori, come contaminazioni o fughe di gas, di acqua, di petrolio. Conduttori e addestratori, che quasi sempre sono la stessa persona, spiegano però che i cani non vengono mai resi dipendenti da una sostanza, come spesso si sente dire. 

L’addestramento per la ricerca di esplosivi avviene in maniera diversa: vengono utilizzati generalmente cani di stazza media e con un carattere pacato. L’addestramento si basa sul gioco della ruota: si usa una sorta di giostra che gira e i cui raggi hanno contenitori impregnati di sostanze “distrattive”, come dentifricio, cibo, shampoo. In alcuni raggi, tra queste sostanze, ci sono però anche venti elementi utilizzati per preparare ordigni (con cui si possono creare 19mila combinazioni di bombe). Se il cane individua tra le sostanze anche quelle esplosive si siede immediatamente e si immobilizza aspettando la ricompensa dal conduttore. Il cane ritenuto più adatto a questo servizio è il Labrador.

I cani da scovo sono quelli che cercano gli esseri umani, vivi o morti. Ai cani viene insegnato a riconoscere qualsiasi odore umano, e poi a segnalarlo: l’addestramento avviene spingendoli ad annusare in aria e non a terra, per ignorare il più possibile le altre particelle odorose che ci sono nel luogo della ricerca. La tecnica è chiamata del “cono d’odore”, perché il cane arriva ad annusare l’odore umano all’interno di un ipotetico spazio a forma di cono. Si utilizzano cani che non devono avere una grossa stazza, che siano agili e abituati a camminare su terreni anche difficili e impervi. Sono addestrati alla ricerca nei casi di catastrofi naturali, sotto la neve o le macerie, ma anche nella ricerca di latitanti o di vittime di sequestri.

Per cercare una persona particolare non servono i cani da scovo ma quelli da mantrailing: non sono addestrati a cercare essere umani ma a seguire un odore specifico. Spiega Mirco Guarnieri: «Un cane da mantrailing è abituato a ricevere un input olfattivo che è specifico della persona scomparsa, e a ricercare quindi solo quell’odore». Il cane può cercare un odore primario, prodotto a livello molecolare, o secondario, determinato da ciò che mangiamo e dai deodoranti che utilizziamo, o anche un odore terziario, determinato dall’ambiente che ci circonda.

Al cane da mantrailing viene dato un preciso input olfattivo, che può essere un indumento o un oggetto della persona o la traccia lasciata in un’auto. Non è detto che questo porti a un risultato, ma anche la ricerca che non porta a nulla può aiutare: porta ad escludere che la persona che si sta cercando sia nella zona perlustrata dai cani.

Un cane di pattuglia (Charles McQuillan/Getty Images)

Infine, ci sono i cani per cui recentemente si usa più spesso il termine “molecolare”. Sono i cosiddetti cani Hrd, Human remains detection, che vanno alla ricerca di resti umani, cioè di cadaveri. Questi cani riescono a individuare le centinaia di odori dovuti alla morte, che variano nel tempo a seconda dello stato di decomposizione. In Italia vengono utilizzati da una quindicina d’anni. Fu un cane della polizia, Orso, a ritrovare nel 2013 il cadavere di una donna, Samanta Fava, uccisa e murata in una cantina dal suo assassino a Sora, in provincia di Frosinone un anno prima.

I cani Hrd in Italia sono pochissimi: il problema è l’addestramento, reso assai difficile dalla legislazione. «In Italia», spiega Guarnieri, «non si può avere accesso ai corpi perché si tratta per la legge di vilipendio di cadavere; a meno di non essere un’università di medicina o un istituto di ricerca è impossibile avere il materiale che serve per addestrare i cani Hrd». Così l’addestramento avviene soprattutto all’estero, in Germania, in Svizzera o a San Marino. Guarnieri si è specializzato in Svizzera e nei Paesi Bassi, «dove rispetto all’Italia il settore è avanti 40 anni», dice.

«C’è chi ha provato un altro tipo di addestramento», spiega ancora Guarnieri, «utilizzando i resti di maiale per simulare quelli umani, perché dovrebbero essere simili, ma non funziona: se alleno un cane a ricercare il maiale, sarà bravissimo a cercare i resti suini, non l’uomo». Quanto alle razze utilizzate, ancora una volta conta soprattutto l’attitudine alla concentrazione e all’obbedienza. «In questo momento con me lavora un Lagotto», dice Guarnieri, «che invece di essere addestrato a cercare tartufi è diventato un cane Hrd». L’addestramento di un cane per la ricerca di resti umani è difficile e lungo, dura almeno due anni.

I cani specializzati nella ricerca di cadaveri riescono a individuare anche resti umani in acqua, annusando le molecole rimaste sulla superficie. Nel luglio del 2021 due pastori tedeschi della polizia, Nero e Luna, furono utilizzati per la ricerca nel lago di Santa Giustina, in Val di Non, di Sara Pedri, la ginecologa scomparsa il 4 marzo 2021 e di cui da allora non si è più saputo nulla. In questi casi i cani, a bordo di imbarcazioni, annusano la superficie dell’acqua cercando tracce del cadavere che si potrebbe trovare sul fondo.

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