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A che punto siamo con gli insetti commestibili

Ogni tanto si torna a parlare di insetti commestibili, di larve nel piatto, di grilli da mangiare. O perché esce qualche novità, a livello legislativo e commerciale, o perché semplicemente scarseggiano gli argomenti, e le cose orride e spaventose sono sempre un ottimo clicbait. Ma al di là di tutto, è innegabile che gli insetti siano uno dei cibi del futuro, uno dei modi in cui tentiamo di affrontare la crisi globale alimentare e ambientale. Vediamo allora a che punto si è, tracciando un quadro generale tra leggi, alternative in commercio, prospettive future e ricezione del pubblico. 

Gli insetti autorizzati dalla Ue per il consumo

insetti commestibili

ewv

Attualmente sono tre i tipi di insetti autorizzati dalla Ue per il consumo umano. All’interno dell’Unione Europea infatti gli insetti non sono stati identificati come cibo tradizionale in nessun paese, per cui devono essere sottoposti alla lunga e complessa procedura per i “novel food” (valutazione dell’Efsa, approvazione della Commissione) per essere messi in commercio.

La prima approvazione completa si è avuta poco più di un anno fa, per la tarma della farina (Tenebrio molitor), cui è seguita nel novembre 2021 la locusta (Locusta migratoria). A febbraio 2022 poi è arrivato il grillo (Acheta domesticus). Attualmente, come si legge sul sito della Commissione europea, sono altri nove gli insetti sottoposti alla procedura, che si trovano nella fase di valutazione di sicurezza da parte dell’Autorità alimentare (Efsa), e che quindi potrebbero presto essere autorizzati al commercio.

Sullo stesso sito si chiarisce un dubbio rilevante: come mai ci sono altri insetti in commercio anche senza autorizzazione? La questione deriva dalla differenza tra la regolamentazione dei novel food che è entrata in vigore dall’inizio del 2018, e una pronuncia della Corte di Giustizia europea del 1 ottobre 2020 che stabilisce che gli insetti interi non ricadono sotto la disciplina vigente, perché lo scopo di considerare gli insetti come “cibo nuovo” è relativo alle farine e alle altre preparazioni a base di questi animali.

Perché dovremmo mangiare insetti

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Già, ma perché dovremmo mangiare insetti? Essenzialmente, per due ordini di motivi, collegati tra loro. Uno è l’incremento della popolazione mondiale, che si avvia ai 9 miliardi entro il 2050 (le stime sono variabili, alcuni dicono anche 10 miliardi entro il 2030): sempre più persone da nutrire in maniera adeguata – perché già quelle che ci stanno adesso non lo sono – con le inevitabili difficoltà di produzione. In più l’incremento di produzione di cibo significa maggiore pressione sull’ambiente, che invece sappiamo bene andrebbe diminuita: soprattutto gli allevamenti industriali consumano acqua e producono gas serra in maniera insostenibile.

“Gli insetti commestibili”, si legge sul sito della Fao, “contengono proteine, vitamine e aminoacidi di alta qualità per l’uomo. Gli insetti hanno un alto tasso di conversione alimentare, ad esempio i grilli hanno bisogno di sei volte meno mangime rispetto ai bovini, quattro volte meno delle pecore e due volte meno dei maiali e dei polli da carne per produrre la stessa quantità di proteine. Inoltre, emettono meno gas serra e ammoniaca rispetto al bestiame convenzionale. Gli insetti possono essere coltivati sui rifiuti organici. Pertanto, gli insetti sono una potenziale fonte per la produzione convenzionale di proteine, sia per il consumo umano diretto, sia indirettamente in alimenti composti (con proteine estratte dagli insetti); e come fonte proteica nelle miscele di materie prime”.

Il maggior apporto di proteine e la migliore digeribilità sono confermate da ricerche recenti, mentre non ci sarebbe bisogno di studi per ricordarci un fatto molto semplice: ci sono 1900 specie di insetti commestibili e tradizionalmente mangiati in tutte le culture del mondo dai tempi antichi a quelli moderni. Insomma, novel food solo per noi europei, e neanche tanto.

Dove trovare cibo con gli insetti: eventi, supermercati e online

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Per tutti questi motivi, si moltiplicano gli eventi e i canali social a scopo divulgativo e educativo: per esempio qualche giorno fa al Muse di Trento si è tenuto un incontro con show cooking e degustazione di risotto alle larve e cappelletti con grilli arrosto. 

Ma gli insetti hanno già raggiunto i canali di vendita principali della GDO, anche in Italia: ad aprile è arrivato negli scaffali dei supermercati il primo prodotto a base di insetti, uno snack. E all’estero la situazione è ancora più in fermento con gli insetti in vendita in catene come Carrefour e Sainsbury’s, mentre negli Stati Uniti addirittura si trova il milkshake ai grilli nel menu della catena fast food Wayback Burgers.

Certo si tratta di una fetta di mercato ancora di nicchia, ma in forte espansione a livello di proiezioni: in termini di valore, il mercato degli insetti commestibili dovrebbe crescere del 26,5% dal 2020 al 2027 per raggiungere i 4,63 miliardi di dollari entro il 2027. In termini di volume, il mercato degli insetti commestibili dovrebbe crescere del 28,5 % dal 2020 al 2027.

E però, ovviamente il posto più facile dove trovare cibo con gli insetti è in rete: basta una semplice ricerca e si trovano decine di shop online che vendono insetti di tutti i tipi. L’inghippo infatti, è che per essere commerciati e distribuiti i novel food devono essere autorizzati secondo la procedura che dicevamo sopra. Ma questa rigida regolamentazione non vale per la vendita online, quindi già adesso possiamo comprare di tutto e di più. Il problema è: vogliamo?

E voi li provereste i grilli fritti?

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Perché poi non c’è niente da fare, possiamo leggere tutti gli studi scientifici e i rapporti nutrizionali, imparare che fanno bene alla salute e sapere che salveranno il mondo, o addirittura sottolineare che in un modo o nell’altro già li ingeriamo da migliaia di anni, ma se non ci viene voglia di mangiare insetti non li mangeremo. A me per esempio questi scorpioncini di Thailand Unique, tanto ben definiti con coda e zampette anche quando ricoperti di cioccolato, istintivamente mi viene più da scamazzarli con una ciabatta che da metterli in bocca. 

Il fattore psicologico è importante, al punto che ormai la maggior parte delle ricerche sugli insetti è di tipo socio-economico, e si concentra sulla commercialbilità e sulla risposta potenziale dei consumatori. Personalmente leggendo questo report di un giornalista della BBC dall’Uganda, la cosa che mi ha colpito di più non è stata apprendere che le cavallette muovono l’economia nella zona di Kampala, né sapere che le proteine degli insetti potrebbero rappresentare la soluzione non solo e non tanto per l’Europa ma per la malnutrizione che affligge l’Africa. No, quello che mi è piaciuto al punto da farmi venire l’acquolina in bocca è stata la descrizione particolareggiata della ricetta – con le cavallette che vengono prima stufate a fuoco lento per tirare fuori il loro stesso grasso, e poi fritte in quel grasso senza olii aggiunti finché diventano belli croccanti – e soprattutto degli effetti descritti con tanta passione dall’autore – un ugandese per il quale le cavallette sono una madeleine dell’infanzia tipo popcorn – con questo aroma simile alla carne arrosto, ma qualitativamente superiore. 

È possibile che dipenda anche dall’insito tradizionalismo che accompagna il cibo: si sa che a tavola diventiamo tutti (e per un buono motivo evolutivo) conservatori. Allora, se non è la tradizione mia, che almeno sia quella di qualcun altro: questo risotto con carciofi e larve sabbiate mi dà l’idea di un piatto lasciato a terra per settimane finché non ci si sono intrufolati dei vermi dentro; mentre in un mercato orientale – o dalle mani di un cuoco cinese – mangerei anche degli scorpioni vivi. Che sia questa la soluzione?


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