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Milano, cinghiale recuperato nel Naviglio. «Arrivano in città per la sete e il caldo»

Si è spinto fino alle strade della movida milanese, alla Darsena, poi si è buttato nel Naviglio e si è infilato in un cunicolo. Il cinghiale protagonista della disperata avventura di questa mattina era oppresso dal caldo e dalla sete. Il suo recupero è stato piuttosto complesso proprio perché questi animali sanno nuotare molto bene: si sono mobilitate ben quattro squadre di pompieri.

Ma sono tanti i cinghiali che, in questo periodo, arrivano nelle città per andare in cerca di cibo nelle strade e di refrigerio nei corsi d’acqua. In campagna hanno già fatto piazza pulita di quel che rimane delle coltivazioni decimate dalla mancanza di acqua e da temperature roventi. È un’altra, preoccupante conseguenza dei cambiamenti climatici e del surriscaldamento. 

In Italia i cinghiali sono 2,3 milioni. Coldiretti spiega che episodi come quello di questa mattina a Milano sono «sempre più frequenti» e «mettono a rischio la sicurezza delle persone in città e campagne». Secondo l’organizzazione, il cinghiale «porta malattie, razzola fra i rifiuti, causa incidenti, spaventa le famiglie tanto che oltre otto italiani su 10 (81%), secondo l’indagine Coldiretti/Ixè, pensano che vada affrontata con il ricorso agli abbattimenti, soprattutto incaricando personale specializzato per ridurne il numero anche perché un italiano adulto su quattro (26%) si è trovato faccia a faccia con questi animali. I branchi sono diventati anche il principale vettore della peste suina con gli allevatori dal Piemonte alla Liguria fino al Lazio che sono stati costretti ad abbattere migliaia di capi, mettendo a rischio la norcineria nazionale». Per fermare i cinghiali, la Coldiretti ha promosso un’alleanza tra il mondo agricolo e il mondo venatorio e della gestione faunistica con il Comitato Nazionale Caccia e Natura (Cncn).

Secondo Legambiente, però, «aprire la caccia in prossimità o addirittura dentro i centri abitati rappresenterebbe un problema più che una soluzione, da un lato per motivi legati alla sicurezza, dall’altro per l’inefficacia della misura, dal momento che diversi studi dimostrano come l’espansione di determinate specie di ungulati, come ad esempio i cinghiali, non può essere controllata con i metodi di caccia tradizionali che non hanno alcuna efficacia nel limitarne l’accrescimento delle popolazioni». Secondo l’associazione, «per ridurre l’avventurarsi di animali selvatici e gli spiacevoli incontri con l’uomo, la soluzione» è «ridurre le cause che li attirano nei nostri centri, a partire da azioni come la corretta gestione dei rifiuti urbani e il divieto di dare loro da mangiare».

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