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Un Ministero dell’Agroalimentare e “no” al Nutriscore, le priorità Coldiretti per il nuovo Governo – Economia e politica

Un Ministero dell’Agroalimentare e un netto “no” al Nutriscore, con una presenza più forte in Europa. Questo lo spirito del documento per il prossimo, e nuovo, Governo – con le cinque priorità per i primi cento giorni – che la Coldiretti ha presentato all’Assemblea generale.

 

I cinque punti. Primo, difendere l’agricoltura italiana con l’istituzione del Ministero dell’Agroalimentare: dalla Legge di Bilancio ai 35 miliardi di euro di fondi europei da non perdere. Secondo, Europa: no al Nutriscore, no al cibo sintetico e no al Mercosur, sì all’origine in etichetta, sì alla sostenibilità e sì alla ricerca. Terzo, Pnrr: la chiave per la sovranità alimentare, energetica e logistica italiana. Quarto, stop cinghiali: difendiamo cittadini e agricoltori. Quinto, Piano Invasi: acqua ed energia sostenibile per l’Italia.

 

“Dobbiamo essere forti in Europa – afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandinialtrimenti non riusciremo a garantire che il settore agroalimentare resti un riferimento per il Paese”. Secondo Prandini con la crisi di Governo sono infatti a rischio 35 miliardi di fondi Ue per l’agricoltura italiana e per salvare i campi. Una richiesta su tutto: la campagna elettorale non deve fermare “gli interventi necessari per garantire la sopravvivenza delle imprese agricole, gli investimenti per ridurre la dipendenza alimentare dall’estero e assicurare a imprese e cittadini la possibilità di produrre e consumare prodotti alimentari al giusto prezzo”.

 

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Sulla Politica Agricola Comune (Pac) “occorre superare le osservazioni di Bruxelles e approvare in tempi stretti il Piano Strategico Nazionale – spiega Prandini – senza il quale non sarà possibile far partire la nuova programmazione dal primo gennaio 2023. Stiamo parlando di una dotazione finanziaria di 35 miliardi per sostenere l’impegno degli agricoltori italiani verso l’innovazione, la sostenibilità e il miglioramento delle rese produttive, tanto più vitali in un momento dove la guerra in Ucraina ha mostrato tutta la strategicità del cibo e la necessità per il Paese di assicurarsi la sovranità alimentare”.

 

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“Lo sforzo di modernizzazione e la digitalizzazione dell’agricoltura italiana e dell’intero Paese – continua Prandini – non può fare a meno del Pnrr, dove serve il massimo impegno di tutti per non rischiare di perdere quella che è un’occasione irripetibile”.

 

È necessario “accelerare anche sul fotovoltaico, che apre alla possibilità di installare pannelli fotovoltaici sui tetti di circa 20mila stalle e cascine senza consumo di suolo, contribuendo alla transizione green e riducendo la dipendenza energetica del Paese. Allo stesso modo, il bando sulla logistica è fondamentale per agire sui ritardi strutturali dell’Italia e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese”.

 

In coerenza con gli impegni del Pnrr, “la prossima Legge di Bilancio dovrà sostenere il ruolo dell’agroalimentare, che oggi rappresenta il 25% del Pil ed è diventato la prima ricchezza del Paese, con misure per tutelare il reddito delle aziende agricole, anche a livello di tassazione. Misure indispensabili anche per fronteggiare il drammatico aumento dei costi, con punte del +250%. Uno tsunami che si è abbattuto sulle aziende agricole con aumenti dei costi che vanno dal +95% dei mangimi al +110% per il gasolio fino al +250% dei concimi, dove per sfuggire al ricatto della Russia, che è un grande produttore, occorre cogliere l’opportunità del digestato made in Italy che consentirebbe agli agricoltori italiani di poter disporre di una sostanza fertilizzante 100% naturale e che deriva dalla lavorazione dei reflui, in un’ottica di economia circolare”.

 

In questo momento storico particolare è “necessario sostenere le famiglie e i consumi interni; risulta fondamentale la riduzione del costo del lavoro in agricoltura con il taglio del cuneo fiscale, girando la cifra direttamente in busta paga ai dipendenti, garantendo loro una maggiore capacità di spesa”.

 

Sul fronte del lavoro e dell’occupazione è “strategico superare al più presto i vincoli burocratici che rallentano l’assunzione dei lavoratori stagionali per salvare i raccolti sopravvissuti alla siccità, dalla frutta alla verdura, dalle olive alla vendemmia. Non è possibile che per colpa della burocrazia le imprese perdano il lavoro di una intera annata agraria. Si tratta di assicurare i nulla osta soprattutto di lavoratori dipendenti a tempo determinato che arrivano dall’estero, ma occorre anche introdurre un contratto di lavoro occasionale per consentire anche ai percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani di poter collaborare temporaneamente alle attività nei campi”.

 

Al prossimo Governo chiederemo anche “un Decreto Legge urgentissimo per modificare l’articolo 19 della Legge 157 del 1992, ampliare il periodo di caccia al cinghiale e dare la possibilità alle regioni di effettuare piani di controllo e selezione nelle aree protette; siamo davvero fuori tempo massimo per dare risposte alle decine di migliaia di aziende che vedono ogni giorno il proprio lavoro cancellato dai 2,3 milioni di cinghiali proliferati senza alcun controllo e che rappresentano un pericolo per la salute e la sicurezza dei cittadini”.

 

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L’aumento dei prezzi scatenato dalla guerra in Ucraina – in base a un’analisi messa a punto dalla Coldiretti sui dati dell’Istatcosterà nel 2022 alle famiglie italiane quasi 9 miliardi di euro soltanto per la spesa alimentare, a causa dell’effetto dell’inflazione che colpisce soprattutto le categorie più deboli.

A guidare la classifica dei rincari – spiega la Coldiretti – c’è “la verdura che quest’anno costerà complessivamente alle famiglie 1,97 miliardi in più, e precede sul podio pane, pasta e riso, con un aggravio di 1,65 miliardi, e carne e salumi, per i quali si stima una spesa superiore di 1,54 miliardi rispetto al 2021. Al quarto posto la frutta, con 920 milioni, precede latte, formaggi e uova (780 milioni), pesce (770 milioni) e olio, burro e grassi (590 milioni) che è però la categoria che nei primi sei mesi del 2022 ha visto correre maggiormente i prezzi”.

 

“In un momento delicato per il Paese, tra guerra, siccità e incertezza politica, l’Italia non può accettare passi indietro sulla sicurezza alimentare che mettono a rischio la salute dei consumatori ma anche la competitività del made in Italy – rileva Prandini – occorre assicurare che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute. Bisogna anche fermare – aggiunge Prandini – ogni tentativo di banalizzazione ed omologazione del modello agricolo italiano ed europeo, dicendo ‘no’ ai finanziamenti alla produzione di carne in laboratorio o all’introduzione di etichette a semaforo quali il Nutriscore”.

 

La posizione del ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli è però chiara: “Sul Nutriscore ci siamo mossi in modo compatto e ora bisogna continuare a combattere. Dobbiamo difendere le necessità del consumatore ad avere le giuste informazioni. Se lo facciamo come battaglia di retroguardia del sistema produttivo saremo in minoranza – osserva – è la tutela del consumatore che ci può unire in questa battaglia con gli altri Paesi. La battaglia va fatta per dare il numero maggiore di informazioni ai consumatori“.

 

Inoltre la Coldiretti, in base ai dati del Crea, fotografa l’impatto della crisi sulle imprese agricole. Sono quasi 250mila le aziende agricole italiane, un terzo del totale (34%), che si trovano oggi costrette a produrre in perdita a causa dei rincari scatenati dalla guerra in Ucraina e della siccità. L’analisi mette in evidenza anche come “più di un agricoltore su dieci (13%) sia addirittura in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività. Con la siccità che è andata ad aggravare gli effetti del conflitto in Ucraina, sull’agricoltura italiana si è scatenata una tempesta perfetta – rileva la Coldiretti – con il taglio dei raccolti in media di un terzo”. Secondo una stima della Coldiretti “se l’attuale situazione climatica dovesse perdurare ancora a lungo i danni da siccità potrebbero arrivare a 6 miliardi di euro, bruciando il 10% del valore della produzione agricola nazionale”. E nelle campagne cambiano anche “le scelte di coltivazione con un calo stimato di 10mila ettari delle semine di riso, che a causa della siccità potrebbero anche perdere un terzo del raccolto”. Soffrono “il caldo anche gli animali nelle fattorie, dove le mucche con le alte temperature stanno producendo per lo stress fino al 20% di latte in meno. Problemi anche per gli impianti di acquacoltura, soprattutto nella zona del Delta del Po dove è già andato perso il 20% della produzione di vongole, ma si segnalano danni anche per quella di cozze”.

 

“Occorre intervenire nell’immediato con misure di emergenza per salvare i raccolti e il futuro di aziende e stalle in grave difficoltà – afferma Prandini – la devastante siccità che stiamo affrontando ha evidenziato ancora una volta che l’Italia ha bisogno di nuovi invasi per raccogliere l’acqua a servizio dei cittadini e delle attività economiche, come quella agricola che, in presenza di acqua, potrebbe moltiplicare la capacità produttiva in un momento in cui a causa degli effetti della guerra in Ucraina abbiamo bisogno di tutto il nostro potenziale per garantire cibo ai cittadini e ridurre la dipendenza dall’estero”.

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