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il rifugio a pochi passi da Palermo

In Sicilia sono tantissime le realtà dei privati che danno un aiuto concreto e reale al territorio. Purtroppo, spesso queste sono tanto preziose quanto invisibili e sconosciute ai più

In Sicilia sono tantissime le realtà dei privati che danno un aiuto concreto e reale al territorio. Purtroppo, troppo spesso queste realtà sono tanto preziose quanto invisibili e sconosciute ai più.

È questo il caso della Onlus Giardino di Luna, il rifugio per cani abbandonati situato a Casteldaccia, in provincia di Palermo, voluto dalla veneta Rosanna Gottardo, ex grossista di preziosi e argenteria, che dopo aver investito i risparmi di una vita, e grazie alle donazioni di pochi privati, oggi accoglie più di 130 cani salvati dalla strada.

Il giardino è grande circa 10.000 metri quadrati ed è attrezzato con ampi recinti dotati di cucce in cui vengono messi al massimo quattro cani, ulivi per dare ombra, acqua e cibo per ciascun cane. Tutti i cani salvati vengono sterilizzati e in caso si trovino in condizioni critiche, possono contare su uno spazio adibito a lazzaretto e sull’assistenza medica di alcuni volontari che lavorano con Rosanna, che non riceve nessun finanziamento pubblico nonostante sopperisca alla mancanza di strutture e servizi pubblici.

«Il rifugio rispecchia la mia mentalità libera, l’ho chiamato così in memoria della mia cagnetta, Luna, me la portavo in giro ovunque, anche a lavoro, facevamo tutto insieme: eravamo io e lei e, quando è morta, è stato come perdere un enorme pezzo del mio cuore. Lei mi ha fatto capire l’incredibile sensibilità di questi animali e quanto amore meritino. Capii che dovevo fare qualcosa per aiutare questi animali disperati, parliamo di circa trent’anni fa. In quel periodo andai in Sicilia con degli amici siciliani, e non potei non notare il problema del vandalismo e dell’abbandono di questi animali.

Per strada era pieno di animali malconci, così iniziai a fare delle donazioni al Parco della Favorita. Ricordo che questo posto che non era per niente bello, c’erano pochi volontari e tanta disperazione. Decisi di fare qualcosa per loro, ma non immaginavo che il randagismo e gli abbandoni fossero veramente così tanti. Pensavo che creando un piccolo rifugio avrei risolto chissà cosa, e da lì comprai il primo pezzettino di terra con una piccola casa.

Un mio amico siciliano che amava estremamente gli animali mi aiutava quando io tornavo a Padova, ho sempre fatto avanti e indietro, forse oggi più di allora. Avevo creato quattro grandi recinti con una casetta e alberi tutti intorno. Alcuni cani stavano liberi, ma dopo pochi mesi mi resi conto che quello che avevo fatto non sarebbe bastato, così cercai un altro terreno e a poco a poco ho costruito quello che c’è adesso. Non è stato facile, abbiamo dovuto mettere a posto il terreno e creare tutte le strutture idonee per ospitare gli animali, e anche oggi tutto il terreno richiede una manutenzione continua. Dopo poco ho creato la ONLUS, che ad oggi è sostenuta da pochissime persone, io e qualche mia amica».

L’associazione opera in Sicilia e anche quando torna a Padova, Rosanna fa volontariato cercando di portare in adozione gli animali dalla Sicilia al Nord Italia, cercando di educare alle sterilizzazioni e spiegando come vanno trattati gli animali. «Volevo far capire che bisogna sterilizzarli, che bisogna curarli e che non si regalano come fossero oggetti».

Il rifugio è aperto da vent’anni e col tempo Rosanna si è resa conto che non avrebbe potuto fare affidamento sui volontari della zona. Tutti i collaboratori che ha avuto sono sempre stati regolarmente retribuiti. Ad oggi al rifugio ci sono due persone che l’aiutano e lei torna in Sicilia ogni volta che le è possibile per dare una mano. «A me si spezza sempre il cuore quando vado via, però mi solleva sapere che stanno bene, sono puliti tutti i giorni, hanno da mangiare e sono accuditi. lo speravo che anche la gente del posto si sarebbe interessata o che comunque potesse avere un impatto positivo sul territorio, invece sia da parte delle istituzioni sia dalla comunità ho ricevuto indifferenza totale. Per anni il rifugio è stato utilizzato come un posto in cui andare ad abbandonare gli animali, come se fosse una discarica. Purtroppo, di positivo ho avuto ben poco, gli stessi “pseudo volontari” sono venuti a legare alcuni cani davanti al mio cancello, perché sapevano che non li avrei mai ributtati in strada. Mentre costruivo questo posto, ho cercato di farlo gradevole e migliorarlo per quanto potessi, avendo sempre in mente il benessere degli animali.

Abbiamo fatto in modo che avessero sempre l’acqua e un posto dove proteggersi dal caldo e dal freddo, ma non ho mai trovato nessuna collaborazione. Tanta gente se ne è approfittata, e sinceramente, dopo tanti anni, sono proprio demoralizzata, anche perché non credo che sarà un posto che avrà un futuro. Io sognavo, e speravo, in qualcosa di diverso tanti anni fa. Volevo che diventasse un luogo in cui portare i bambini e le scolaresche, per educare i bambini al rispetto della natura e degli animali.

Mi sarebbe piaciuto mettere anche animali da fattoria. Il mio sogno era tutto questo: creare un posto che salvasse delle vite e che potesse educare le future generazioni al rispetto dell’ambiente e delle creature; magari dare anche la possibilità di coltivare un piccolo orto insieme ai più piccoli. Sfortunatamente è stato un sogno inutile, passano gli anni e passano anche per me. Io continuerò finché posso, ma ho motivo di credere che tutto questo avrà una fine, non vedo un futuro e non trovo nessuno che possa darmi una mano per continuare. So di essere molto negativa da questo punto di vista, ma negli anni ho visto solo gente se ne è approfittata».

Gli animali ospitati al rifugio ad oggi sono circa 140 e la domanda a cui Rosanna non riesce a rispondere è a tratti banale: “Chi salverà questi poveri animali dopo di me?”

«Mi auguro che prima o poi, i comuni riescano a creare delle strutture in grado di gestire l’emergenza degli abbandoni che c’è in Sicilia, che purtroppo non migliora, e creare delle comunità di volontari che possano dare un aiuto per migliorare la situazione. A volte penso a tutto il tempo che ho dedicato a questo progetto, la fatica e tutte le speranze che avevo. In tanti anni che sono stata qui non ho incontrato nessuno a cui poter lasciare tutto questo».

Negli anni Rosanna ha assistito ad ogni genere di spettacolo e dopo tutto questo tempo è sicura che dagli animali c’è sempre da imparare, forse più che dagli uomini. «Una volta salvammo una cagnetta incinta, aveva avuto quattro cuccioli, uno di questi era nato con alcuni problemi. Quando un cane è in difficoltà, per natura, viene emarginato; ma in qual caso la mamma non smise neanche per un momento di prendersi cura del cucciolo e alla fine sopravvisse. Rimase molto più piccolina dei fratelli ed è morta giovane, ma ha comunque vissuto 5 anni in cui è stata amata incondizionatamente. Quello che mi sorprese di questa storia è che di solito le mamme accudiscono i loro cuccioli fin quando hanno due o tre mesi, poi per loro diventano adulti e non vengono più seguiti. Questa mamma, invece, tutte le sere andava a leccare gli occhietti di questo cucciolo anche quando la cagnetta divenne più grande, uno o due anni, come se sapesse che lei era la sua bimba e aveva ancora bisogno di aiuto, le era sempre accanto. Rimasi davvero sbalordita».

Oggi Rosanna si ritrova con tantissime persone che le chiedono perché ha deciso di creare questo rifugio in Sicilia. «Dovevo farlo qui, dove c’era bisogno, dove c’è randagismo e canili strapieni. In una città come Palermo le strutture dovrebbero essere tante e il problema si risolverebbe più facilmente. Potrebbero gestire le sterilizzazioni ed educare al rispetto degli animali e spiegando come fare le adozioni. In tanti anni qualcosina è cambiata, però è molto dura».

I veterinari supportano Rosanna come possibile «Negli ultimi tempi ho trovato dei veterinari che riescono a farmi un po’ di sconto, ma una volta non gliene fregava niente, anche se sapevano quello che stavo facendo con il rifugio, mi preparavano dei conti stratosferici e ho sempre pagato tutto con i miei risparmi».

Alcuni cittadini, comunque, aiutano Rosanna come possono, alcuni passano a lasciare da mangiare in strada a giorni alterni, altri ancora si rendono disponibili per le staffette e portare gli animali in adozione al nord o chiedono a Rosanna come poter curare gli animali malati «tempo fa un signore mi chiese aiuto per una cucciolata, purtroppo molti dei cuccioli avevano contratto la Parvo. Avendo anche io dei cuccioli non potevo neanche andare a vederli, il rischio di contagiarli era troppo alto, lui provò comunque a curarli.

Alla fine su nove ne son morti sei. Mi ha richiama di recente per dirmi che i tre sopravvissuti adesso hanno sei mesi e vorrebbe sterilizzarli, ma la cifra che gli hanno chiesto era abbastanza alta. Mi chiese se conoscessi un veterinario che potesse venirgli un minimo incontro, sono stata felice di poterlo aiutare. Io vorrei che ci fosse tanta gente così».

Purtroppo, le realtà con cui è entrata in contatto Rosanna le hanno creato non pochi problemi «persone che sono state pagate per lavorare lì mi hanno combinato di tutto. Alcuni hanno adibito il lazzaretto che ho costruito a negozio, si sono letteralmente messi a vendere cibo, farmaci e cucce che avevo comprato per i cani salvati. Altri si sono portati via i cancelli, altri addirittura si facevano pagare per abbandonare i cani davanti al mio cancello. Sono state veramente tante le persone che ho pagato e hanno rubato, ora fortunatamente ci sono due ragazzi che mi aiutano e fanno il loro lavoro e sono educati.

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